I primi anni e la guerra

1914

Giacinto Prandelli nasce l’8 febbraio a Lumezzane, in provincia di Brescia, terzo di otto figli: il padre Giovanbattista è titolare di una florida ditta metallurgica, la madre  Maria sarà la più convinta sostenitrice delle scelte artistiche del figlio.

Viene battezzato Giacinto in onore del nonno. Inizia a frequentare la Schola Cantorum della parrocchia, dove fa le sue prime esperienze musicali come fanciullo cantore.

1934

Arruolato nel servizio militare obbligatorio, è a Milano e poi a Monza, presso il Distretto Militare, dove svolge lavori d’ufficio.

1937

Su iniziativa della cugina Mina, lungimirante insegnante di lettere, si iscrive ad un concorso canoro a La Spezia che vince e dove viene notato da un esperto di voci canore, che lo presenta al baritono Edmondo Grandini di Brescia.

Il Maestro Grandini  gli offre ospitalità e insegnamento a titolo gratuito, mentre il padre del tenore è ancora all’oscuro delle aspirazioni artistiche del figlio. Dopo qualche mese Prandelli debutta al Teatro Verdi di Busseto ed è un trionfo. Tra i debuttanti del concerto  vi è anche un altro tenore che diventerà famoso: Carlo Bergonzi.

1940

Mentre accompagna un amico al Teatro Donizetti di Bergamo per un'audizione,alla richiesta di una voce da tenore, Prandelli supera ogni titubanza e si presenta. Viene quindi scritturato dal famoso direttore d’orchestra Gianandrea Gavazzeni e, nonostante gli eventi bellici, debutta ne Il mito di Caino del compositore bresciano Franco Margola.

1941

Giacinto Prandelli si trasferisce a Milano, tempio della lirica, dove studia con il Maestro Nardini. Un funzionario dell’EIAR, che lo aveva ascoltato precedentemente, lo manda a chiamare a Roma per un’audizione.

Da quel momento la carriera del tenore prende un ritmo serrato: al Teatro Reale dell'Opera è Alfredo nella Traviata e in seguito, nel giro di pochi anni, debutta nelle opere più importanti del repertorio lirico,da Boheme a Madame Butterfly,da Wally a Tosca, e ancora Gioconda, Rigoletto, Manon e non ultimo il Werther, opera alla quale Prandelli sarà legato da una passione particolare.

1943

Dopo l’8 settembre, in mezzo ad un’Italia che sta crollando, il tenore affronta un lungo e pericoloso viaggio per arrivare a Lumezzane e assistere il padre ammalato. Dopo pochi mesi è di nuovo a Milano, dove riprende la carriera con slancio rinnovato. Più volte, in quel periodo oscuro della storia italiana, sfugge alle retate dei nazifascisti.