Introduzione

Pochissimi artisti hanno messo in luce pregi di stile e di intelligenza interpretativa quanto il tenore Giacinto Prandelli, il quale è oggi, meritatamente, considerato uno di quei cantanti eletti su cui il teatro possa veramente contare.

Tutti i maggiori teatri del mondo l’hanno visto acclamato interprete: alla Scala, nel giro di molte stagioni, ha eseguito una ventina di opere; al Metropolitan di New York ha cantato per tre stagioni consecutive. Ovunque abbia prestato la propria opera d’interprete, a San Francisco come a Buenos Aires, al Teatro dell’Opera come al San Carlo e alla Fenice, il successo di pubblico e di critica è stato sempre pieno e incontrastato.

Particolarmente lusinghiero quello conseguito recentemente al Verdi di Trieste, ove ha cantato da par suo nella “Fiamma” di Respighi e nei “Maestri Cantori” di Wagner sotto la direzione del Maestro Capuana. L’innata eleganza che distingue la sua figura e l’intelligenza scenica che costituisce una caratteristica saliente della sua personalità, fanno di Giacinto Prandelli un interprete ideale per la Televisione, una cui edizione di “Manon Lescaut”, per la sua interpretazione, è stata giudicata unanimemente esemplare.

(Il Melodramma Italiano, 1975)