Argeo Quadri, Maestro Direttore d'orchestra

Giacinto Prandelli è stato un cantante, tenore, che, oltre a possedere una gradevole voce (lui la sua voce la sapeva adoperare) emetteva suoni che non erano fine a se stessi.

Quei suoni davano vita a delle parole che avevano un loro significato che Prandelli offriva, con espressione, cosicché lui interpretava ciò che cantava eseguendo.

Questo, per me, è sempre stato oltremodo importante, entro certi limiti, forse più ancora della qualità vocale.

Abbiamo collaborato in tanti Teatri e sale da concerto, oltre a tante esecuzioni di Verdi, Puccini, Cilea.

Ricordo una bella collaborazione con lui al “Royal Festival Hall” di Londra, eseguendo la “Messa da Requiem” di Verdi.

Detto della voce e delle qualità interpretative di Prandelli, desidero raccontare un fatto successo fra me e lui. Siamo al Teatro Reale del Cairo. Si esegue “Tosca”; giunti alla fine dell’aria del terzo atto (“E lucean le stelle”) c’è un bel successo per Prandelli e si chiede con insistenza il bis di tale pezzo.

Io avevo allora, come pure oggi, ben altri intendimenti sulla musica e di tutto ciò che di una esecuzione fa parte. Finito il lungo applauso, riprendo lo spettacolo continuando senza fare il bis. Dopo la fine dell’opera, Prandelli, naturalmente molto seccato, si precipita nel mio camerino chiedendo ragione del mio comportamento...

A quaranta anni e più di distanza dal fatto, una sera che abbiamo avuto occasionedi incontrarci, dopo tanto tempo, in casa di amici, vedendo Prandelli... ho sentito il rimorso del mancato bis e ho chiesto ammenda per il mio comportamento aggiungendo le mie scuse...