Fedora Barbieri, mezzosoprano

Ho avuto la gioia di conoscere Giacinto Prandelli a Trieste nel mese di gennaio del 1944, in piena guerra, quando interpretammo insieme l’opera di Cilea “Adriana Lecouvreur” per la stagione lirica del Teatro “Giuseppe Verdi”.

Ricordo che mi fece un’ottima impressione per la calda espressiva voce, uguale in tutta la tessitura vocale e per l’eleganza, appropriata al personaggio di Maurizio.

La nostra amicizia iniziò qualche mese più tardi, al Teatro alla Scala, nel giugno del 1946, in occasione dell’esecuzione della “Sinfonia n. 9” di Beethoven diretta dal Maestro Arturo Toscanini, nei concerti per l’inaugurazione dopo la ricostruzione del teatro, distrutto dai bombardamenti dell’agosto del 1943.

Dopo pochi mesi, a Cesena, al Teatro Bonci dove ero stata invitata per la prima volta, per cantare la parte di Laura nell’opera “La Gioconda” di Ponchielli, ritrovai Prandelli nel personaggio di Enzo Grimaldo. Fu un trionfo tale che si dovette fare una recita in più del contratto.

Ricordo anche il grande avvenimento della tournée scaligera in Inghilterra, nell’autunno del 1950, a Edinburgo e a Londra, con l’esecuzione del “Requiem” di Verdi, diretto dal grande Victor De Sabata, e il “Requiem” di Mozart, diretto da Guido Cantelli, allora “giovane promessa”. Il cast era d’eccezione: con me, c’erano infatti la Tebaldi, Prandelli e Siepi.

Non è solo l’amicizia che mi lega a Prandelli, ma anche una grande ammirazione per la sua bravura, la musicalità, la serietà professionale e la sua eleganza in palcoscenico e nella vita.

Sono felice di aver cantato tanto con Lui!