Altre testimonianze:

GIACOMO LAURI-VOLPI, VOCI PARALLELE, GARZANTI, MILANO 1955, P. 159.

(...) La voce limpida ed agile conferisce a Prandelli il privilegio di cantare le opere liriche con autentico stile, immune dalle ridondanze cui si abbandonano gli interpreti dozzinali. Compostezza e dignità costituiscono la peculiarità di questo nobilissimo cantore, elegante e disinvolto sulla scena.

 

ANGELO SGUERZI, LE STIRPI CANORE, EDIZIONI BONGIOVANNI, BOLOGNA 1978, PP. 163-164.

(...) Non fu certamente una vocalità illimitata né per squillo né per estensione o per particolari densità timbriche a metterlo in grande evidenza, quanto piuttosto una musicalità di prim’ordine, che nel fraseggio trovava un livello tale da sostenere i più ardui confronti sia per la varietà delle intenzioni espressive che in virtù di una dizione quanto mai nitida, agile, ritmica quasi infallibile. Non per nulla si attirò le simpatie di quell’inflessibile direttore che fu Arturo Toscanini; non per nulla fu apprezzato addirittura anche da direttori di stampo tedesco, come Wilhelm Furtwaengler. Ecco perché i maggiori teatri lo ospitarono ripetutamente, ed ecco perché le grandi cantanti, dalla Favero alla Tebaldi, alla Caniglia alla Simionato lo pretesero addirittura come loro partner. (...)

 

BRUNO BAUDISSONE, UN NIDO DI MEMORIE - INTERVISTE A 40 CANTANTI LIRICI, EDIZIONI MUSICALI SCOMEGNA, LA LOGGIA -TORINO- 1983, P. 105.

Lei ha avuto la fortuna di essere diretto da Toscanini: Come ricorda quest’uomo di cui si è tanto discusso? “Probabilmente sono l’unico tenore che ha cantato in Italia con Toscanini dopo il suo ritorno dall’America. Nel 1946 ho eseguito con lui la “Nona” di Beethoven, nel concerto inaugurale della Scala ricostruita; nel 1948 ho cantato per la commemorazione di Boito, la scena del carcere dal Mefistofele; e nel 1950-51, come ho già detto, ho eseguito il Requiem verdiano, sempre alla Scala. Fin da ragazzo avevo sentito parlare della severità, dell’intransigenza del Maestro. Io non ho mai avuto da lui un rimprovero, forse anche perché conoscevo bene la musica. Con me Toscanini era di un’affabilità enorme. Addirittura, prima delle recite, veniva nei camerini, salendo faticosamente la scaletta, a far gli auguri ai cantanti. Non lo facevano tanti direttori di gran lunga meno importanti di lui...”

 

LETTERA DI FRANCESCO CILÈA A PIERO OSTALI, VARAZZE, 9 GIUGNO 1949, IN FRANCESCO CILÈA, A CURA DI DOMENICO FERRARO – NANDI OSTALI – PIERO OSTALI JR., CASA MUSICALE SONZOGNO DI PIERO OSTALI, MILANO 2000, PP. 481-482.

(...) Sono molto grato all’avv.to Gallino per averti sollecitamente informato del vivissimo successo di Adriana al Carlo Felice (...) Ecco le mie brevi, sommarie impressioni su gli artisti. Il Gavazzeni lento nei tempi; la Favero, alquanto stanca nella voce; la Simionato molto bene e a posto, così il simpatico Mariano Caruso nelle vesti di abatino; ottimo il Prandelli per bella figura, eleganza e azione. Egli è oggi il miglior Maurizio per le suddette qualità, e bisogna proporlo anche all’Opera di Roma. Credo che sarebbe anche un buono ed efficace Federico nell’Arlesiana.