Giulietta Simionato, mezzosoprano

Giacinto Prandelli! Data l’epoca che stiamo vivendo, parlare del tenore Prandelli sembra quasi anacronistico: persona artisticamente rispettosa del suo lavoro, con sé e con i colleghi, riservato, serio, educato, di poche parole ma, appunto per questo, sempre presente! Un collega che dava serenità e, alla sottoscritta, tenerezza, e che meritava in ogni circostanza stima e ammirazione.

Non ho mai osato dimostrarglielo... sul lavoro non c’era il tempo! Oggi, in piena maturità e consapevolezza, posso dire ciò che sento!

Ricordo bene il “Werther” alla Scala che ha fatto con me nell’ottobre del ’48. La voce, la figura, lo stile, la sensibilità di quest’artista esprimono tutto ciò che si può dire di un grande: artista in tutti i sensi! Io ho la fortuna di possedere una memoria visiva. Prandelli lo ricordo come una figura elegante, bello, con una voce espressiva. Se chiudo gli occhi lo vedo, lo sento, e non solo perché l’ho avuto al mio fianco come interprete. L’ho sentito in tante sue opere come spettatrice ed è stato sempre un piacere vederlo e una gioia ascoltarlo. E non ero soltanto io ad ammirarlo, tutti coloro che erano in teatro avevano la medesima sensazione!

Stima e ammirazione non sono soltanto per l’artista Prandelli, ma anche per l’uomo, per la sua vita, segnata dall’incontro con la sua adorata Anna Maria – posso proprio dire adorata – che credo sia stata il suo primo e unico grande amore. Lo dimostra il fatto che ancora oggi sono esempio di serena felicità. Ogni volta che li incontro, ne sono intenerita.

Ciso, Anna Maria, concedetemi un abbraccio cuore a cuore.

Cosa dire di più? Io non lo so, non trovo parole che non siano consuete e non so trovarne di nuove, non consumate dall’uso abituale, per esprimere ciò che sento. Mi limito a farlo col mio cuore e di Lui mi fido.